Italy Pelle Vintage Superflybags In Girona Intrecciata In modello Borsa Zaino cognac Vera Made Donna ZX7qXrY

Italy Made In modello Donna Borsa Vera In Pelle Vintage Intrecciata Girona Zaino cognac Superflybags Un mio articolo su L'Huffington Post

https://www.huffingtonpost.it/maurizio-guandalini/il-pd-deve-cancellare-...

IL BLOG
Made Italy Vintage Girona cognac Intrecciata In Zaino Borsa Donna Superflybags Pelle Vera In modello modello Pelle Zaino Made In Superflybags Vintage Girona Italy In Donna Vera Borsa cognac Intrecciata
06/04/2018 10:09 CEST | Aggiornato 3 ore fa

Nathan Sandali Uomo Mephisto Scalzati Mephisto Nathan Sandali marrone Uomo 1ISU77

In Girona Italy modello Zaino Donna Vintage Borsa Pelle Intrecciata In Superflybags cognac Vera Made Il Pd deve cancellare dal suo dna la presunzione

di Maurizio Guandalini - Giornalista, editorialista di Metro e saggista

È stato il vice di Renzi. D'accordo. Ma più a copertura di un'area di sinistra ex comunista-pds-ds-dentro il Pd. Un bilanciamento delle anime. Tipica operazione quando si entra nell'agone elettorale. Per il resto Maurizio Martina rappresenta altro. La pre-socialdemocrazia. Quello che vede nella nella SPD la soluzione.

Una delle tante anime del riformismo lombardo. Parallelo ai cosiddetti miglioristi in epoca Pci. Salvo dimenticarsi che quel mondo non c'è più. E saremmo stolti noi se non sottolineassimo che Martina questo l'ha capito. Ma malgrado ciò lì continua guardare, perché lui ne è la diretta espressione (vedi il suo papà politico Penati, già capo indiscusso del partito a Milano ed ex presidente della Provincia).

Tra l'altro il suo palmares elettorale in Lombardia e a Milano durante la segreteria non è foriero di brillanti risultati. Tant'è. Non sarebbe il solo custode di una delle tante Caporetto della sinistra.

Ora, cosa c'entri il Pd renziano con Martina è un bel rebus. Più per Renzi che per gli altri. Gli altri (ci sarà una nutrita concentrazione del ceto politico ulivista a sostenerlo) vedono nell'ex Ministro dell'Agricoltura la trazione del periodo Prodi: il segretario del Pd alla sinistra (tradizione comunista) e il candidato premier di estrazione democristiana, ex Margherita.

E già si pensa a Letta. E già si pensa pure a un reingresso dei fuoriusciti Pd in Leu. Ecco Martina rappresenta questo. I caminetti, la collegialità, la festa dalle mille voci dentro il partito, la discussione continua, linea ondivaga, cioè tutto quello che un partito di questo secolo non può essere. Non abbiamo scritto deve essere, ma non può (già Corbyn, in Gran Bretagna, è oltre, perché è nelle condizioni di poter rappresentare la sola alternativa al governo conservatore).

La differenza è sostanziale rispetto all'immediatezza delle decisioni, l'efficacia, ciò che si pensa e si dice. Le soluzioni da adottare. Proporre. Non dopo mille riunioni e mille versioni licenziate alla stampa. Un esempio del mood Martina lo abbiamo in questi giorni. A proposito di quello che deve essere l'opposizione Pd e sulla disponibilità del Pd verso il governo futuro.

La simultaneità della candidatura di Martina a segretario e le proposte smarcate dalle scelte e decisioni renziane verso questa fase politica, la dice tutta su come la reggenza fosse stata studiata a tavolino per tramutarsi in segreteria vera e propria durante le consultazioni alla Vetrata.

Osserviamo la posizione di Martina rispetto al balletto del governo nei giorni scorsi durante una trasmissione radiofonica su Radio Capital: "non è auspicabile un voto anticipato, non è auspicabile un governo M5s-Lega".

Perché no tutti dentro in un governo di scopo per salvare la patria se lo chiede Mattarella? È una scena già vista in tutta la presidenza Napolitano. Ma anche prima nei vari governi tecnici costruiti artificiosamente durante la presidenza Berlusconi. Così non si va da nessuna parte. Si mette il silenziatore alla democrazia, anzi, si ha paura della democrazia politica.

Non ci si fida delle volontà degli italiani affidando le cure taumaturgiche a governi che nascono per paura di capitomboli finanziari o per destabilizzazioni determinate dalla volontà degli italiani nell'urna.

L'esperienza dovrebbe aver insegnato anche a Martina che quella stagione dei salvatori della patria che tengono a bagnomaria la volontà degli elettori non fa altro che inacidire la rabbia degli italiani verso i partiti che si prestano a questi ancoraggi quirinalizi (Mattarella per ora pare non essere intenzionato a percorrere questa strada e in questa fase silenzio anche da Martina... ma nella ipotesi di correre alle urne?). Non traendo, poi, alcun beneficio nello score elettorale.

Il Pd deve cancellare dal suo dna la presunzione. Quella brutta malattia dello spirito che avoca a sé il diritto di distribuire patenti di affidabilità a questo o a quest'altro partito, a questo o a quest'altro leader. È una spocchia intellettuale che ha attraversato la sinistra del Novecento e che sarebbe bene riporre definitivamente in archivio visti i pessimi risultati elettorali.

Nel merito la visione Martina è quella dei partiti progressisti occidentali, praticamente scomparsi ovunque: occuparsi solo delle pretese delle minoranze trascurando gli interessi della collettività. Basta leggere alcune sue uscite programmatiche contemporanee: dobbiamo aiutare i più deboli, chi non ce la fa, è una questione di giustizia sociale.

Il motivo della perdita di appeal del Pd e la sconfitta elettorale risiede tutta all'interno di quel partito, in quello che è avvenuto dentro quel ceto dirigente, la volontà tafazziana di annacquare la linea politica, fermare il salto definitivo verso il riformismo, la preclusione verso uno stacco definitivo rispetto la visione novecentesca della sinistra errante.

Il Pd non ha alternativa che stare a vedere quello che succede e nel frattempo costruire la sua proposta politica e programmatica anche guardando l'Europa (visto che nel 2019 si vota) dove la sinistra è un cumulo di macerie. Solo sporcandosi le mani e ripartendo da capo senza fughe di comodo (governi di scopo che non sono mai a termine. Si sa quando iniziano e non si sa mai quando finiscono) il Pd può concentrarsi sul futuro senza pensare che ci sia qualcuno da fuori che gli prepara la strategia dei prossimi anni.

L'unico appuntamento al quale il Pd deve guardare è lontano da Palazzo Chigi. In primis l'elezione del prossimo segretario con una leadership che ristabilisca dentro quel partito un minimo di disciplina politica per evitare che si trasformi nel gioco delle millevoci e delle millegrida.

L'assemblea del Pd è il 21 aprile. Non si sa se si farà e se si con quale ordine del giorno. Le opzioni renziane sono due. O una convergenza tattica sul nome di Martina per innescare a sua volta un pungolo continuo fino alla sfinimento che da un lato può agevolare lo spin off di Renzi dal Pd. O contrapporre un segretario di fede renziana per misurare il peso nel partito.

Se il risultato dovesse vedere vincente per Renzi si aprirebbe l'ennesima disputa (o baruffa, vedi il fondo di Paolo Mieli sul Corriere) interna tra le diverse anime. Chissà forse l'ipotesi Martina decanterebbe le acque e Renzi potrebbe condizionarlo molto, ma attenti agli outsider, che iniziano in un modo e poi vanno finire in un altro, iniziano reggente e poi finiscono segretari e leader indiscussi. Sarebbe un miracolo.

Blog di: 
Maurizio Guandalini
Ultimi articoli da questo blog

di Maurizio Guandalini

 

di Maurizio Guandalini